Di quando come mamma brancolo nel buio




P.grande ha questa grande dote: di farsi voler bene dai compagni di classe e non solo, è una bambina dolce, emapatica e divertente. Capita spesso che i suoi amici la riempiano di attenzioni, di piccoli regali, anche di dolcissime missive d’affetto.
Poi arriva il giorno in cui il suo compagno di fila comincia a farle dispetti continui, le dà spinte o calci. Lei non è abituata ed è spiazzata “mamma mi tratta male”
All’inizio le ho semplicemente detto: sono cose che capitano a tutti, tu girati dall’altra parte, ignoralo.
Abbiamo anche fatto le prove, io facevo F. e lei ha mimato: mi giro dall’altra parte e me ne vado.
Ma poi è arrivata la fase presa in giro davanti a tutti i compagni, lei ha rinunciato ad andare ad una festa e mi ha detto mi sono dispiaciuta ed ho pianto.
Un pomeriggio è corsa nella sua camera dicendo: sono orribile non mi piaccio perché F. mi ha detto che mi cadranno tutti i capelli.
Allora mi sono resa conto che dirle di ignorarlo era stato un pessimo consiglio.
Abbiamo parlato, le ho detto che probabilmente questo bimbo vuole solo attirare la sua attenzione, probabilmente vuole giocare con lei ma non sa come chiederglielo.
Lei: cioè, non trova le parole?
Esatto.
All’ennesima spinta per le scale ho abbozzato di fronte alla mozione paterna “ deve imparare a difendersi” se ti spinge, difenditi.
Mi sono detta: se reagisce ad una spinta con una spinta non sarà la fine del mondo, non diventerà per questo una persona violenta, va contro il solito predicozzo sul fatto che usare le mani non è mai giusto ma in questo momento brancolo nel buio e del resto la coerenza non è mai stato il mio forte.
Ma niente, non ha funzionato.
Mamma, se io lo ignoro, lui, quando mi giro ,mi dà un calcio, se provo a difendermi lui è più forte e mi fa cadere.
Ho preso fiato, mandato giù un sospiro e ho continuato a brancolare nel buio, le ho detto di parlarne sempre con la maestra perché nessuno anche se più forte deve avere la possibilità di farle male, non è giusto, mai.
Ne ho parlato anche io con la maestra, mi ha confermato l’insofferenza di Pgrande e le ho chiesto di cambiarle compagno di fila.
Ultimo tentativo, ho detto a P.grande: se si avvicina ancora prova a dirgli per caso vuoi giocare con me?
Ormai non sono più in fila insieme, lei mi dice che si sta comportando meglio e un giorno esordisce:
 mamma F. ha trovato le parole! Abbiamo giocato insieme, mi ha anche dato la mano.
Lei ne parla con quello sguardo di chi in fondo è felice di aver trovato il modo di giocare con F. Quello sguardo che a me viene voglia di abbracciarla ma anche di proteggerla. Vorrei dirle tante cose, vorrei che avesse sempre la forza di reagire, di trovare le parole ma anche di difendersi, di avere chiaro che nessuno ha il diritto di trattarla male, mai. Che a volte serve chiedere.
Come mamma spesso brancolo nel buio e a volte lei è più avanti di me



6 commenti:

  1. A me succede spesso. Il primo istinto è sempre di proteggerla e di proteggerlo, poi capisco che la situazione da risolvere non è la mia, ma la sua, e tutto cambia.
    Devono imparare da soli a noi basta guidarli, ma quanto è difficile.
    E quanto si sbaglia.
    Io la ascolto molto, e cerco di farla raccontare. La nana è una tosta, chiusa, pensierosa. Quando racconta le sue difficoltà le ha già risolte. E' come me, purtroppo.

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    1. ecco proprio così "Devono imparare da soli a noi basta guidarli, ma quanto è difficile"

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  2. Ascoltarli è un approccio vincente
    buona giornata
    simonetta

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    1. verissimo
      grazie Simonetta una splendida giornata anche per te :)

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