Di Lunedi.

Lunedì, di una settimana fa, ho preso la metro alle sette del mattino. Ho osservato a lungo le persone intorno a me e, come sempre faccio, provo ad immaginare se stanno andando oppure tornando.
Ho sbraitato verso quelli che ti spingono e  ti spostano, come se nei corridoi delle metropolitane non vigessero le più banali regole del vivere civile. Bisognerebbe distribuire un opuscolo "l'uso e i vantaggi del chiedere permesso".
Sono scesa alla fermata della metro Manzoni sperando di riconoscere la strada che tante volte ho percorso in passato. Chi mi conosce lo sa,  io ho due doti assolutamente imprescindibili: la memoria di un pesce rosso e il senso di orientamento di un cavallo a dondolo. Viene da sé che una volta uscita dalla metro mi sono trovata smarrita.
Ho deciso di fare colazione, sperando che l'assunzione di zuccheri e caffè provocasse il risveglio dei neuroni dedicati alla memoria, ma niente. Google map non ha collaborato e allora ho deciso di chiedere a qualcuno.
Ci fate mai caso alla scelta che fate quando dovete chiedere una informazione? Fermate la prima persona che incrociate oppure scegliete seppur inconsapevolmente? Io ho scartato quelli con il passo molto veloce, quelli con la testa nello smartphone e quelli con le cuffiette nelle orecchie.
Alla fine ho chiesto ad una signora che  portava un carrello della spesa, ho pensato fosse della zona e che non avesse poi tutta questa fretta. La scelta si è rivelata perfetta almeno per la fiera del convenevole, che io adoro, perché trasuda gentilezza: buongiorno, mi scusi, come faccio ad arrivare?, la ringrazio, buona giornata a lei.
Peccato che la strada indicatami fosse sbagliata ma il giro lungo è stato assai bello, ho attraversato una piazza San Giovanni scaldata da una luce particolarmente bella

ma soprattutto mi sono ritrovata lì, davanti a quello che io considero il mio punto di partenza a Roma.


L’hotel dove dormivo quando ancora lavoravo in un call center a Napoli ed utilizzavo i miei due giorni di riposo per venire a Roma, per frequentare quel Master in Web Marketing e Comunicazione Multimediale che tanto avevo cercato. Ferma a quell'incrocio mi è tornato in mente il momento in cui proposi la mia tesi “sperimentale” al mio professore, Forme e prostettive del commercio elettronico: il caso dell’industria discografica.
Gli raccontai degli mp3, all'epoca sconosciuti ai più.
Ho sorriso, ripensando al suo sguardo indagatore, dietro gli occhiali, dal basso verso l’alto, con la mano sul mento: “ma fammi capì ma tu vuò fà a’ cantante?
Ho ripensato alle nostre revisioni, il più delle volte si risolvevano in lunghe chiacchierate sulla musica e su come la sua fruizione sarebbe potuta essere stravolta dall’utilizzo degli mp3. Ricordo ancora l’affetto con cui presentò la mia tesi in seduta di laurea, affetto e partecipazione che rispecchiavano le nostre chiacchierate, mi fece ottenere il massimo dei punti  a cui potessi aspirare anche se non ero riuscita a procurargli l’mp3 di Peppino Di Capri.
Mi sono fermata a quell'incrocio perché quell' hotel è stata la mia prima casa quando nel luglio 2000 mi sono trasferita a Roma. Eravamo in pieno Giubileo e trovare una casa in affitto sembrava una impresa impossibile. Mi sono fermata a guardare quella finestra di quella camera singola, piccolissima, strettissima, con la moquette nera, claustrofobica. Quella camera in cui spesso cenavo con cipster e coca cola davanti alla tv e dove mi sono spesso chiesta se non stessi facendo una cazzata.
Sono stata tentata di entrare per vedere se c’era ancora quel portiere gentile. Lui, nella sua divisa grigia, sempre un po' stropicciata, mi regalava sempre una piccola e piacevole conversazione prima che io rientrassi in camera. Era consapevole del fatto che regalassi il mio neonato stipendio all’albergo e un giorno mi disse, imbarazzato, con sguardo dolce e dispiaciuto, che non avrebbe potuto farmi quel prezzo di “favore” che mi aveva garantito fino ad ora. Lo salutai, ringraziandolo, sapendo che l’unica alternativa possibile era fare il pendolare.
Sono passati quasi quindici anni, ho dato un altro sguardo al Bled ed ho superato l’incrocio, sono andata ad un corso sulla sicurezza sul lavoro per i videoterminalisti. Nonostante non volessi fare a' cantante, non è andata esattamente come sognavo quando dormivo in quell’hotel. Sono passati 15 anni ma ancora oggi mi capita di cenare con cipster e coca cola.

4 commenti:

  1. quanta malinconia, amica, che sia una malinconia che porti poi il sereno...
    io ti mando un bel sorriso oggi, un po' malinconico anche lui, ma dolce dolce e un po' tiepido

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    1. Grazie amica
      sarò sempre grata a montePello per avermi fatto incrociare quel sorriso :)

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  2. che meraviglia di post. Meraviglia per quello a cui mi ha fatto pensare. Grazie

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