Il primo giorno di elementari.



È ricominciata la scuola, quest’anno C. ha cominciato la prima elementare.
Abbiamo scelto lo zaino, i quadernoni, le copertine, l’astuccio, abbiamo liberato la scrivania per lasciarle lo spazio per "fare i compiti".
Ma soprattutto abbiamo vissuto insieme l’emozione del giorno prima e del primo giorno.
 Essere lì con lei nel momento in cui è entrata ed ha attaccato il suo contrassegno. Guardarla salire le scale con tutto il suo entusiasmo, la curiosità e l’incredibile naturalezza con cui si lancia in tutto ciò che è nuovo.
Rassicurarla del fatto che i compiti che le verranno assegnati saranno commisurati alle sua capacità e che in qualunque momento potrà fare affidamento su di noi.
Tenere a bada la voglia, forse eccessiva,  di conoscere ogni dettaglio di quel che fa durante la giornata.
Per la prima volta non posso accompagnarla in classe, devo lasciarla al portone e lasciare che salga le scale da sola fino alla sua classe.  Ho dovuto metabolizzare il distacco lasciandomi confortare dal suo entusiasmo, dalla sua sicurezza.  
Quello stesso pomeriggio, la prima riunione, nella sua classe. Mi sono seduta nel suo banco e mi sono guardata in giro. Sembrava un involucro abbandonato, vuoto, le mura non imbiancate con stralci di colori, di ciò che resta di lavori precedenti staccati via alla fine dell’anno scolastico.  Una sensazione di vuoto enfatizzato dalla constatazione che non ci sono i soldi neanche  per la carta igienica, per il sapone figuriamoci per tutto il resto. Non riuscire a smettere di pensare che una classe di bambini  meriterebbe di più, meriterebbe un ambiente accogliente e stimolante. Avere la conferma che i bambini sono affidati alla buona volontà del singolo insegnante e laddove questa manca non c’è nulla che assicuri loro il meglio tantomeno la continuità del meglio.
Sono tornata a casa frastornata, frustrata dalla impossibilità di poterle offrire qualcosa di più,  delusa da quanto venga offerto a questi bimbi in termini pratici e di professionalità. La mortificazione della scuola è l’indice più grave dell’inciviltà di un paese. È avvilente.
Eppure seduta lì sulla sua sedia, ho sperato che lei sappia  cogliere solo il bello di quell’involucro vuoto e trascurato, la possibilità crescere, imparare e di dargli la forma e il colore che più gli piace.


3 commenti:

  1. "La mortificazione della scuola è l’indice più grave dell’inciviltà di un paese. È avvilente."
    ecco. :(

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  2. La cosa tragica non e' tanto la mancanza di cartaigenica quanto l'assenza di controllo sull'insegnante...buona fortuna papola piccola! E' un cammino importantissimo!

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  3. Ciao, ti ho nominata nel mio Top of The Post della settimana :-)

    http://www.damammaamamma.net/2014/09/top-of-the-post-30-settembre-2014-e-novita.html

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