Tentativi di educazione al bello nonostante Peppa Pig.

Qualche giorno fa ho letto questo post di Justine, ho scorso questa frase "Quello in cui credevo non è esattamente come lo credevo" ed ho pensato "ma pure io!"
La sera prima fecevo la stessa considerazione e non solo, pensavo che non sempre c'è corrispondenza tra il genitore che pensavi di essere (o forse speravi di essere) ed il genitore con cui convivi tutti i giorni. Un genitore che, visto dal di fuori, a volte, guarderesti con compassione se non addirittura disappunto.
Ma il genitore bipolare che vive in me deve fare tutti i giorni i conti con: quel che credevo e quel che invece è. Ma non finisce qui, devo considerare anche la discrasia tra l'idea di ciò che doveva piacere alle mie figlie e ciò che realmente amano.
Ricordo ancora le parole della libraia di fiducia che mi aveva aiutato a scegliere i libri prima ancora della loro nascita: i bimbi vanno educati al bello, diceva,le mie figlie non hanno mia letto libri commerciali ed ora per dormire mi chiedono i racconti da Shakespeare (che poi ho comprato, ovvio!) Ode e Gloria alla Libraria, sono tornata a casa con tre libri bellissimi e sempre più fomentata all'educazione al bello.
Poi si è presentata la realtà vera in cui le bimbe vanno a scuola, si confrontano con gli altri bambini e viene fuori che conoscono le canzoni  di Violetta a memoria pur non avendone mai visto una puntata, scelgono anche libri di Peppa Pig, vogliono le mollettine con le code colorate di Rainbowdash (o come diavolo si chiama).
Forse come sempre il giusto sta nel mezzo.
Ho deciso che un po' di bipolarità non guasta, cercare il giusto insieme che mi permetta di: assecondarle da una parte senza però rinunciare a stimoli alternativi, differenti.
Assecondare ma anche stimolare.
Dare loro nuovi stimoli, fare loro vedere che esiste anche altro.
Ci sono giorni in cui Rai Yo Yo o Cartonitoo la fanno da padrona e ad ogni pubblicità corrisponde un: figo lo voglio! 
Ma ci sono anche giorni speciali in cui lo scatolone dei libri finalmente torna a casa, P.grande scopre il libro del Piccolo Principe e mi chiede di leggerne un pezzetto ogni sera.



Parola d'ordine è alternare, bilanciare.

Alterniamo: un libro di peppa Pig a uno di Rodari. Un pomeriggio ai gonfiabili e quello dopo a Teatro. Un gioco in plastica orrendo e rumoroso con un bel teatrino per le marionette.

 
 

Dare loro la possibilità di scegliere tra ciò che più gli piace anche se a volte fa storcere il naso.
Quindi io da mamma bipolare ho imparato ad abbozzare sorridendo di fronte all'entusiasmo per le avventure dei Ninja e mostrare tutta la mia gioia per la richiesta di andare a Teatro oppure di  comprare un nuovo libro.
Voi come reagite ad una richiesta che proprio non vi piace?


8 commenti:

  1. Concordo su tutto. Io ancora resisto, il più grande va alla materna ad è ancora ragionevole. Non guardano quasi mai la TV, al massimo sono DVD...
    leggiamo tantissimo, andiamo a teatro, si...
    E per Natale Filippo, ha ricevuto una tartaruga ninja, senza averla chiesta.Cerco una via di mezzo, si, anche io... resisto finché posso e se una cosa mi farà proprio schifo forse non gliela prenderò, forse...

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  2. Concordo su tutto. Anche qui ci si scontra con il gusto del bello e gli skylander che comunque non disdegno anche io. La verità sta nel mezzo. Il mio a Natale quando gli ho chiesto se voleva la WII da Babbo Natale mi ha detto di no che voleva un libro, poi però ha visto la pubblicità di un videogioco e l'ha chiesto e siccome non ne chiede mai è stato accontentato, ma Babbo Natale ha portato anche 3 libri, un mappando e la tela dei pittori chiesta da lui.
    Poi però va a scuola e si scontra con la dura realtà di essere un po' diverso e quindi vessato a 6 anni dai compagni di classe perché non sa e non vuole giocare a calcio, ma vorrebbe sempre fare lavoretti creativi o giocare ancora a sognare, che tristezza sapere che la scuola uccide i suoi sogni per colpa di genitori che non amano il gusto del bello.

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  3. anche noi alterniamo: un libro di peppa Pig a uno di Rodari. Un pomeriggio ai gonfiabili e quello dopo a Teatro. Un gioco in plastica orrendo e rumoroso con un bel teatrino per le marionette.

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  4. Concordo e per quel che posso, resisto!

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  5. Per noi è ancora presto per rispondere a questa domanda. .. però andando un bel po' OT, ti dirò che il chercheur raccatta ai vide grenier macchinine di ogni sorta. . E con mio disappunto anche quelle sgangherate e pronte per un fantomatico sfasciacarrozze giocattolo... eh be Pisti fa delle macchine le più sgarrupate le sue indiscutibili preferite. Totalmente OT, lo dicevo.

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  6. anche noi resistiamo anche se le orsette guardano la tv (con moderazione) e hanno i loro cartoni animati preferiti. Poi però, quando si confrontano con i compagni, inevitabilmente si deve cedere un pochino. Orsetta (3 anni) è tornata a casa dalla scuola dicendo che vuole la bacchetta magica delle uins (winks)... e premetto che lei non le ha mai guardate!!!!

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  7. già, il giusto sta nel mezzo.
    soprattutto nell'accettare che quel che noi consideriamo "bello" e quindi "giusto" non sia per forza quel che piace a loro.
    l'inizio della scuola materna influisce non poco: la mia treenne ha scoperto il rosa, che noi avevamo pressochè bandito, privilegiando tinte neutre così da riciclare giochi e vestiti con il piccolo.
    e anche perchè onestamente ci teniamo a sconfiggere un po' quest'egemonia del rosa/azzurro su tutti gli altri bellissimi colori.
    la televisione non ce l'abbiamo, ma certo qualche cartone lo guardano comunque,però almeno ci salviamo dalla pubblicità.
    in ogni caso, se è vero che lì fuori incontrano nuovi stimoli, conoscono cose diverse e scoprono il potere del confronto con gli altri, è anche vero che bisogna in qualche modo, laddove siamo convinti delle nostre scelte, difendere la propria identità e unicità e insegnare lor questo valore.
    il segreto, ancora difficile per me da carpire, è trovare il giusto equilibrio.
    forse è come dici tu, basta fare un po' e un po', non negare e allo stesso tempo non cedere.

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