Piccoli pezzi di come dovrebbe essere mentre tutto il resto è solo caos.

Le settimane romane sono dure, inutile negarlo.  Il rientro al lavoro, devastante. I ritmi della Capitale, allucinanti. Organizzazione domestica, vacillante. Energie e Sorrisi, non pervenuti. Capricci, urla e litigi, a profusione. Il sospetto, quasi certezza, di non essere all'altezza.
Inutile dire che il macigno del senso di colpa si è autoalimentato fino all'autodeterminazione.
Il mio unico alleato? Un fedele mal di testa che mi tiene compagnia fino a quando mi addormento (se mi addormento) e rimane lì per essere sicuro che non mi senta sola al mio risveglio.
Il mio rapporto con le papole spesso si esaurisce in una serie infinita di seda la rissa alternato ad  istruzioni che neanche ad un'accademia militare:  
andiamo a fare colazione, mangiate, mangiate, fate presto mangiate, facciamo la doccia, facciamo la doccia, facciamo la doccia, andiamo a vestirci, laviamo i denti, mettetevi le scarpe, mettete il grembiule, prendete giacche e zaini, fate presto, fate presto, fate presto, ma lo capite quando vi parlo? Perché non mi ascoltate?
Al rientro il percorso inverso fino al momento dell'addormentamento:
mettete a posto i giochi, avete messo a posto? Quando arrivo voglio vedere tutto in ordine,questo vi sembra ordine? Andiamo a lavare i denti, andiamo a lavare i denti, avete lavato i denti? Mettiamo il pigiama, no non è il caso di cambiarlo anche oggi, che ci fai con il pigiama di pile? Ci sono 24 gradi! Andiamo letto, chi ha combinato questo lago di acqua nel bagno? Andiamo a letto, basta adesso silenzio, si dorme, ok vai a prendere il doudou ma fa presto, non lo so dove hai messo il ciuccio, vi prego dormite. Mamma devo andare in bagno.

Insomma tutt'altro che facile. Risultato: la catastrofe e nervosismo a livelli stellari.
Perché io lo so che dovrei cercare di restare calma, di non arrabbiarmi, di sorridere di più, di trovare il giusto modo per chiedere loro le cose (bellissima sempre la teoria) così come so che dovrei ritagliare un po' di tempo di qualità con loro ma la verità è che sono ostaggio: della stanchezza, dell'odio verso il parchetto (ringrazio Dio che ora alle 17.00 è buio e non sento più la vicina" potresti portarle al parco") della noia (perché io lo ammetto a volte giocare mi annoia), della voglia di fare qualcosa per me (si ho voglia di fare qualcosa solo per me).
Durante il fine settimana, quando non devo accompagnarle a qualche festa di compleanno, mi sforzo di ritagliare un po' di tempo, allora mi invento cose poco originali  ma che coinvolgano tutte e tre: costruiamo una tenda in salotto, ci travestiamo con i vestiti di mamma  e qualunque cosa capiti a tiro, cuciniamo insieme inventandoci una storia.
Così un banale risotto allo zafferano diventa una storiella da inventare insieme: madame cipolla piangeva sempre e faceva piangere chiunque avesse intorni, un giorno incontra monsieur Olio, scoprono di stare bene insieme, lui non piange quando le sta accanto,si abbracciano a lungo, ballano insieme e accendono il camino.
Loro ancora non sanno che una comitiva di chicchetti di riso,  un po' burloni, ha deciso di fare loro uno scherzo e si presentano lì con una cascata di acqua. Ma non un'acqua qualsiasi , un'acqua speciale che, grazie ad una polverina molto magica, diventa tutta rossa e poi tinge tutto di giallo. Una manciata di coriandoli come se fosse parmigiano e lo scherzetto è ben riuscito ed il risotto è fatto.
Ecco, quando riusciamo a divertirci insieme io mi sento soddisfatta e penso: ecco così si fa. Poi finita la magia dei venti minuti della ricetta/storia, tutto torna al delirio di prima.
Andate a lavarvi le mani, venite a tavola, non alzarti fino a quando non hai finito, si chiede per favore, non ho sentito dire grazie.
Insomma io non lo so come si fa. Riesco a ritagliare piccolissimi e rari pezzi di come dovrebbe essere mentre tutto il resto è solo caos.
La ricetta originale del risotto allo zafferano  è questa qui
Se qualcuno conosce la ricetta  per conciliare lavoro, bimbi, casa, gioco, tempo per sé, sorrisi e serenità batta un colpo

 


16 commenti:

  1. ...e niente,minuti davanti allo schermo e ho solo il blocco dello scrittore, che la ricetta non ce l'ho, e la cerco anche io. Che se abitassi nella casa della mia vicina vecchia e lamentosa magari sarebbe più facile. Che è dura, difficile, impossibile...colpa di Roma? colpa della solitudine? colpa d'Alfredo? BOH. Ci vuole tempo, e spalle, e una rete...una rete di salvataggio che ti accolga... e io la mia piccola maglia te la offro, lo sai. abbracci (passerà, credo... cresceranno, spero... ti inventerai, reinventerai, riscoprirai, LO SO )

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    1. io la tua maglia la considero preziosa, molto.Anche se ci vediamo poco io la vicinanza la sento tutta, grazie Ceci

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  2. Ehi mi sembra di stare a casa mia....eppure non so di Roma :) Insomma è così difficile trovare spazio per se.....ma non quei 20 minuti, intendo proprio spazio :( Buona domenica anche se ora volge al termine

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  3. Capisco, io a volte sento la mia voce e la detesto... Sprazzi di risate e tutto intorno il caos militare. Solidarietà...

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    1. ecco quella sensazione lì: di sentirsi/vedersi da fuori e non piacersi neanche un po'

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  4. Gesù, mi è sembrato di leggere una pagina del mio diario segreto, se ne avessi uno. Non esistono ricette, purtroppo, solo prove, tentativi, ancora prove e ancora tentativi. Una sola cosa è certa: il parchetto lo odio pure io.

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    1. Ecco meno male non sono la sola che non amo il parchetto ;)

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  5. Cosa aggiungere a quello che hai detto? Caos...e' la parola giusta!

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  6. Io al cambio dell'ora legale ho organizzato una festa. Me, myself e un aperol spritz.
    Mi ha fregato l'autunno-estate romana, che fino a ieri si poteva andare al mare.
    benvenuto freddo!! :)
    (la favoletta viene bene anche con le caldarroste ;) )

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  7. ricette non ne ho.
    so solo che ieri ero nervosa e stanca, risultato zero pazienza, molte urla, e per concludere litigata da scazzo con il marito, per fortuna trasformatasi in due calme chiacchere sotto le coperte, della serie c'è qualcosa che non va, sono stufa, dammi una mano.
    perché poi non lavorando, io, non ho mai "il finesettimana", quei due giorni in cui almeno un pensiero, un'incombenza, una parte di me può essere accantonata, messa in stand by, ciao ci vediamo lunedì.
    e non va bene.
    e scusa, mi sono allargata, ma mi sono riconosciuta nei toni marziali e nei venti minuti buoni che puff svaniscono...
    sono arrivata su segnalazione di lucy, piacere sono shaula.

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  8. Come sai io non lavoro, ma il fatto di essere lontana da tutti ad occuparmi dei bimbi rende tutto difficile. Con solo il piccolo a casa va abbastanza bene anche se non ho mai tempo solo per me. Le ore da quando torna il grande dall'asilo fino a sera sono però un delirio simile fra grida, angherie del grande, pianti disperati del piccolo, compiti e preparazione cena. Parto sempre con le migliori intenzioni, spesso, troppo spesso, finisco la giornata urlando. Ci sono giorni in cui non riesco nemmeno a sorridere e non sai quanto mi dispiaccia. Ti capisco quindi, eccome se ti capisco...

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  9. Biancumè perchè non programmiamo una birretta insieme? Dai che ti faccio ridere un pò e ti ri-racconto i lati buoni di questa città (e le mille possibilità di fuga).

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  10. ok, hai perfettamente descritto la mia routine. Mal di testa perenne compreso. Non ho trucchi, se li trovi batti un colpo! Cmq la storia del risotto te la rubo, giusto per sentirmi una mamma "meno peggio" per 20 miunuti...

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  11. Tesoro, ti porgo anche io la mia mano. A breve inizierà anche per me quando lui crescerà e io tornerò al lavoro. La stanchezza la sento tutta anche ora perché nn ci sono pause. Perché il tempo nn si ferma, non rallenta, perché troppo grava sulle nostre spalle e spesso siamo sole. Ti abbraccio forte :*

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  12. descrizione perfetta.mi ritrovo tra le righe, le pause, le parole. le virgole e soprattutto tra le urla e le istruzioni che non condivido io stessa...
    che caossssssssss

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