La centrifuga

Sono a Roma da un mese e sette giorni, in tanti mi chiedono, come va?
Immaginatemi come in una centrifrga a mille giri senza  che mai  ci si possa stendere al sole ad asciugare.
Sapevo che non sarebbe stato facile ma, forse, per non scoraggiarmi troppo, me l'ero  raccontata da sola, rassicurandomi del fatto che tornando in un contesto noto sarebbe stato più semplice del viaggio di andata .
E invece no.
L'ingranaggio che ho ritrovato è di certo conosciuto ma forse sono io che non riesco più ad incastrarmi negli  angoli giusti. Forse avrò bisogno di smussarli quegli angoli oppure non sono più il giusto pezzo dell'ingranaggio?
Chi può dirlo. Forse dovrei concedermi del tempo, forse dovrei  accettare l'ingranaggio, forse no.
Nella mia centrifuga c'è dentro di tutto: un cambiamento radicale, il peso delle scelte fatte, scelte che mi sono presentate in una manciata di mesi e che basterebbero ad una vita intera, uno stile di vita massacrante e la consapevolezza che un altro modo di vivere esiste ma non nel nostro paese, la famosa conciliazione è qualcosa che non esiste.
Quel che più mi fa arrabbiare è che le due possibili scelte sono sempre e solo i due estremi:  o si decide di non lavorare con tutte le conseguenze economiche e le possibile frustrazioni che ne derivano oppure si decide di lavorare e ci si  infila in un meccanismo di corse infinite, ore trascorse nel traffico, prodotti surgelati, incastri al limite della frazione di secondo per non parlare di soldi spesi per mettere in piedi  la rete di sostegno necessaria quando non hai nonni a disposizione.
Io ho cercato di raccogliere il maggior entusiasmo possibile da incanalare in questo ritorno, cerco di guardarmi intorno cercando il lato bello, ma il più delle volte mi sento sovrastata, confesso che una volta mi piacerebbe essere meravigliata da una piacevole sorpresa invece di spiacevoli conferme.

Ecco mi piacerebbe che la vita una volta mi sorprendesse gratuitamente, mi regalasse quella sensazione di stupore della luna perfettamente incastrata sul circo massimo poco prima del tramonto.




17 commenti:

  1. Biancù, ti auguro di trovare presto un equilibrio, spero sis possibile.
    non ti auguro invece un mal di Montpellier lungo come il mio mal d'Olanda.

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  2. Prego di non trovarmi mai in questa situazione. Spero ardentemente di andare avanti qua. Perché io mi sentirei morire!

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  3. Acc, mi spiace, mi spiace davvero.
    Mi spiace anche per me, che mi dipingi il quadro nel quale temo sempre mi troverei se rientrassimo in Italia...mentre a volte fanno capolino la fantasia e la speranza di poterlo fare serenamente...
    Ti auguro, di cuore, di craccare rapidamente il sistema e farlo funzionare al meglio per voi.
    In bocca al lupo!

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  4. Ho pubblicato anonimo per errore ma ero io! Sorry. Baci.

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  5. Petit à petit ... non vedo altra via d'uscita oggi che procedere petit à petit!
    un grande abbraccio!

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  6. non sai quano ti capisco...purtroppo vorrei non capirti così bene... Intanto ti abbraccio, però non me la sento di dirti ...resisti, perché non vorrei che semplicemnete l'abitudine ci indirizi verso la rassegnaione...quando si sperimenta che un ltro modo esiste...non bisogna rassegnarsi a trovare la soluione giusta per noi!

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  7. Io appena ri-espatriata...in un frullatore. Ogni tanto si spegne e poi riparte più forte di prima... Che botte! Un abbraccio e inboccaallupo. Il rientro è un nuovo espatrio in pratica, non così facile come ci si immaginerebbe..Ciao, Vale

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  8. Vorrei dirti un sacco dibcose ma per ora ti mando solo un abbraccio...

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  9. non ti conosco ma ti capisco...oh quanto ti capisco... ma resistiii... prima o poi troverai l'eqiuilibrio!

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  10. Altro che se ci sono stata nella centrifuga:il tuo racconto mi ha ricordato il mio rientro al lavoro dopo la maternitá, un incubo che ancora oggi mi fa venire i brividi quando ci penso. Non so se esiste una soluzione, mi piacerebbe tanto crederlo, ma faccio molta fatica. Tant'è che sono "scappata" in svizzera e, dovessi tornare indietro, non so....

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  11. Roma Roma Roma... Ti capisco Biancume.. tieni duro. Quella foto e' un dipinto, incredibile.

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  12. Bentornata!
    Quelle scelte che nomini sono insopportabili.
    Ti auguro che la centrifuga diminuisca i giri :)

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  13. Io posso solo immaginare quanto sia difficile, e quanto tu possa essere combattuta girando in questa centrifuga. Ti auguro di trovare presto un equilibrio e la prossima volta ti abbraccerò ancora più forte!

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  14. Mi eri proprio mancata. Ti auguro un nuovo equilibrio. Quando te la sentirai di accettarlo.
    Un bacio

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  15. Sono egoista, eri mancata anche a me. Così come ti manca Montpellier adesso e ti manca Roma quando sei da un'altra parte. Ormai so che un'espatriato lascia un pezzetto di cuore in ogni posto in cui vive e poi, quando è altrove gli manca.

    I ritmi sono una questione di pazienza, tempo ed equilibrio. Datti tempo.
    L'amara consapevolezza, beh, quella è un'altra cosa e non si zittisce così facilmente...

    P.S.= La prossima volta che capito a Roma, ti porto in qualche posto che ti fa riconciliare con questa città infame, così mi racconti davanti ad una cioccolata calda. Ti va? ;-)

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  16. Il tuo è un problema condiviso con la maggior parte delle donne che lavorano e che vivono in città. Non c'è molto da fare. Devi cercare di tirare avanti senza cercare la perfezione e guardando le cose con ironia.
    Sara

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