Stereotipi. Sogni.

Ieri ho visto  questo video di una azienda  norvegese che, per invogliare ad utilizzare i propri servizi, ha ben pensato di utilizzare lo scontatissimo tema dei bamboccioni italiani chiamati nello spot Mamoni (almeno un interprete che spieghi loro che al massimo si scrive mammoni!) lo schema proposto è del tipo se non vuoi fare questa fine rivolgiti a noi. Lo spot è decisamente grottesco e di cattivo gusto, mi ha fatto notevolmente girare le balle ma, dopo un primo moto di fastidio, ho rimuginato.
Ho passato buona parte della mia vita a difendermi dagli stereotipi legati ai napoletani ora, vivendo all'estero, ho fatto il salto di qualità e mi scontro spesso con gli stereotipoi italiani : la mafia, Berlusconi (si, sempre lui, ci vorranno decenni per liberarsene,) e i bamboccioni. Viene spesso fuori che noi Italiani rimaniamo a casa a lungo, che siamo attaccati alla famiglia.  A volte ho provato a difendere la posizione sostenendo che in Italia il lavoro è diventato un miraggio, che le politiche di welfare francesi ce le sognamo la notte e che spesso la famiglia diventa l'ammortizzatore sociale. Forse qualcuno sono riuscito a convincerlo ma non ne sono poi così sicura. Alla fine un fondo di verità c'è, e non solo adesso che siamo in un momento di crisi, siamo diversi, nel bene e nel male, c'è poco da fare. Ho osservato molto i ragazzi della scuola di francese e li ho spesso paragonati ad una parte della gioventù italica  che conosco, quello che più mi ha colpito sono le scelte. La scelta di investire il proprio tempo e denaro nell'imparare una nuova lingua, nell'associare alla vacanza anche un elemento di arricchimento che non siano solo le sbronze a Formentera. Parliamo di gente che sicuramente dispone di risorse economiche ma che decide di  farne uso per altro che non sia solo comprare borse di alta moda piuttosto che occhialoni e scarpe firmate. Mi ha fatto riflettere il fatto che c'è chi,  tra un contratto a termine e l'altro, si da  un gran da fare e nei due mesi di buco parte per andare a perfezionare una seconda lingua all'estero. Poi leggi il post di Zia Atena e ti rendi conto che allora l'idea che mi sono fatta non è del tutto sbagliata, forse un pò statici lo siamo. Ora, che sia chiaro, il mio motto nella vita è vivi e lascia vivere ognuno del suo tempo e dei suoi soldi faccia quel che vuole ma io sogno che le mie figlie un giorno possano averla quella curiosità di imparare, conoscere, viaggiare, confrontare, che  loro siano la risposta ad uno stereotipo che mi auguro prima o poi diventi antiquato e che si riconoscano piuttosto in questo altro video
Dubbio

5 commenti:

  1. Come sai e come credo avrai letto in tanti miei post, odio gli stereotipi.
    Soprattutto quelli sugli Italiani.

    Però in questo caso faccio un'eccezione.
    Le persone di cui ho parlato nel post rappresentano me prima della partenza.

    Neanch'io volevo partire,anch'io sono statica, anch'io sono attaccattissima a tutte quelle cose che "fanno Italia".
    E' per questo che ringrazio ogni giorno di essere partita e di essere tornata.
    Perchè l'esperienza mi ha aiutata a discernere, mi ha aiutata a portare indietro, nella mia valigia, un po' di scosse ai miei connazionali.
    A tutti quelli che si riempiono la bocca delle parole "estero" e "viaggiare" pensando che fuori dai nostri confini ci sia la cuccagna.
    La parola d'ordine è SACRIFICIO, sempre.

    E spero che prima o poi tutti quelli che lo sanno e che lo sperimentano (perchè ci sono!!) abbiano la meglio sui bamboccioni.

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  2. Anche io sono di natura statica e non sarò mai grata abbastanza di averla ricevuta quella scossa li che apre gli occhi.

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  3. Cara Bianca, speriamo che con tutto quello che stiamo vivendo in questa vita da expat i nostri figli imparino almeno a desiderare di non darsi per scontati mai!

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    1. Questo commento è stato eliminato da un amministratore del blog.

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    2. ALe io non so come io sia riuscita ad eliminare il commento senza neanche rendermene conto,bha!

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