La Competizione e il - Chi mett a' copp-


Oggi voglio dedicare un post all'argomento del mese proposto dal Blogstorming: La competizione.
Io d'istinto posso affermare che non sono competitiva, non mi è mai piaciuto gareggiare nè a Scuola nè sul Lavoro, ho sempre preferito collaborare piutosto che competere anche se ovviamente sono felice quando ottengo un buon risultato e sono stimolata dall'obiettivo da raggiungere.
Tuttavia bisogna essere sinceri, con i figli la competizione è sempre in agguato.
Innanzitutto il rischio di mettere i propri figli in competizione con quelli degli altri è piuttosto alto. In quanto madri elogiare i propri figli viene quasi naturale, molte di noi ci dedichiamo anche interi post per glorificare i risultati raggiunti. Ma, quando due o più madri parlano dei propri figli, il gioco del  -chi mett a copp- è piuttosto frequente. Traduco: modo di dire napoletano che sta ad indicare letteralmente -chi mette sempre qualcosa sopra. Faccio un esempio. A: io ho una casa in città  B: io ho una casa in città e una al mare; A: ho mal di testa, B: ho mal di testa, mal di gola e mal di denti; A: mio figlio ha detto mamma,  B: mio figlio ha detto mamma, papà, zia, nonna, vorrei il dessert. Evidentemente B: Mett semp a copp.  Visto dal di fuori il chi mett a copp è piuttosto fastidioso ma caderci è più facile di quanto sembri. Io a volte ripenso alle conversazioni avute con le mie amiche mamme e mi sono ritrovata a pensare con orrore -oddio l'ho fatto anche io. Il confine è davvero esile e cadere nella trappola è facile. Io ho deciso che chiederò alle mie amiche di ammonirmi con un -Achimettacopp- qualora il confine di mamma tollerabile venga da me superato.
Un altro tipo di trappola/competizione in cui rischio di cadere è quella della competizione tra sorelle. Io ho subito spesso il paragone con mia sorella maggiore, perchè lei studiava di più, rendeva meglio a scuola, era più solare e via andare. Il risultato ottenuto negli anni non è stato certo aumentare la mia competitività. Mi sono sempre ripromessa di non mettere mai a paragone nè tanto meno in competizione le mie figlie. Eppure qualche volta io e mio marito rabbrividiamo quando ci cogliamo sul fatto -P.Grande guarda P.Piccola che brava ha già finito di mangiare ed è pure più piccola di te. Facciamo a chi finisce prima?  E' evidente che non sempre alle buone intenzione seguano fatti coerenti e allora quando mia figlia grida -ho vinto, ho vinto! Penso sempre che stiamo sbagliando qualcosa.
Si capisce a questo punto  che io ho sempre dato un connotato negativo alla competizione. Non mi sono mai piaciute le persone troppo competitive perchè in genere sono anche quelle che si vantano un sacco dei risultati raggiunti,volendo mantenere una certa coerenza linguistica nel post dovrei dire -si frusciano assai.
Quindi mi sono chiesta se c'è anche una forma di competizione positiva, e se la risposta è positiva, come trasmetterla? Dare il giusto peso alla competizione, insegnare a gareggiare ma allo stesso tempo a rispettarne l'esito, positivo o negativo che sia.
Ma soprattutto vorrei insegnare loro a non sentirsi mai schiacciati dalla competizione.
L'obiettivo mi è chiaro,un pò meno le modalità per raggiungerlo
Questo post partecipa in extremis al blogstorming

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