Finito: La grande Casa di Nicole Krauss

La Grande Casa di Nicole Krauss
Questo è il tipo di libro che nell'era pre-papole avrei letto tutto di un fiato, questa volta ci ho messo più tempo del previsto ma alla fine ce l'ho fatta, l'ho finito.
Nicole Krauss non ha deluso le mie aspettative e la Grande Casa si rivela un'ottima lettura, mai scontata, ricca e densa di personaggi, atmosfere, sensazioni e sentimenti da lasciare a volte la sensazione di essere sovrastati e di sentire in maniera quasi tattile quell'aria pesante che avvolge ogni personaggio che ruota intorno alla grande Scrivania. Una Scrivania che non si può fare a meno di immaginare grande scura e ingombrante.

Il primo personaggio in cui ci si imbatte è Nadia una scrittrice chiusa in un  guscio di cui è compiaciuta, istintivamente, a lettura finita, associo  Nadia alla lentezza e all'apatia ovvero "quello stato in cui le pause tra le parole si allungavano, quando per un  attimo veniva meno lo slancio che consente al pensiero di trasformarsi in linguaggio e sbocciava in me una nera chiazza di apatia...una sorta di entropia dell'impegno, di infiacchirsi della volontà.... la tendenza a ricadere in una sacca di mutismo". Quando, sulla scia della scrivania ceduta,  decide di dare una scrollata all'apatia e uscire da quel guscio ne viene fuori l'immagine di una donna in balia del rimpianto che finisce per risultare a volte patetica.

Successivamente ci si imbatte in un rapporto padre-figlio che di getto verrebbe da definire conflittuale ma a leggere in profondità lo definirei di incomprensione, quanto si può essere distanti pur essendo legati dal legame più diretto e profondo?  Alla morte della madre la distanza sembra ancor di più amplificarsi ma andando avanti è proprio il venir meno di quel rapporto così esclusivo tra madre e figlio che sembra aprire uno spiraglio verso il padre. Lo spiraglio non si trasformerà in un caldo abbraccio, ma piuttosto colpiscono i lunghi silenzi tra i due nonostante una inaspettata ma non imposta convivenza, la tentata comunicazione attraverso gesti o piccoli riti quotidiani, l'ennesima occasione persa per lasciarsi andare l'uno tra le braccia dell'altro.

Poi è la volta di una  moglie e di un marito il cui rapporto è decisamente sbilanciato, si prova tenerezza per questo uomo  fin troppo accomodante e discreto che ho immaginato inevitabilmente esile. Ha amato così tanto al punto di accontentarsi di un ruolo defilato in un matrimonio mal assortito che fa perno su una donna forse affascinante ma che è  permea di dolore ma forse anche di un bel pò  egoisimo.

Infine è la volta dell'antiquario e dei suoi figli. E' la storia che si fa più fatica a leggere non perchè sia mal scritta ma per quel senso di sopraffazione e di abbandono persistente del padre verso i figli che trasmette la stessa sensazione che si ha entrando in una stanza saturata di aria viziata.

Il libro non è certo un libro da leggere a spizzichi e bocconi, essendo costretti a farlo, come nel mio caso ,sicuramente si perde qualcosa in sfumature e collegamenti e più volte  si è costretti a tornare sulle pagine per tenere il filo conduttore ma nel complesso è un libro che consiglio.

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