La nanna: la ricerca del metodo perfetto

Le mie papole hanno una scarsa predisposizione a dormire, inclinazione che di certo non hanno eriditato da me in quanto negli anni ho spesso suscitato il dubbio che fossi narcolettica.
Papolagrande ha due anni e mezzo e del suo rapporto con il sonno potrei scrivere un libro e di sicuro un solo post non può bastare. Per il suo primo anno e mezzo di vita ho letteralmente combattuto una guerra contro la sua scarsa inclinazione al sonno, la battaglia più grossa (non ancora vinta del tutto) è stata sicuramente quella per la nanna notturna. Sin da quando è nata i risvegli di papolagrande sono stati sempre molto frequenti e invece di diminuire, con l’andare del tempo, sembravano aumentare fino ad arrivare, nelle notti peggiori, ad una decina di risvegli.
Sono tante le illusioni a cui mi sono appigliata con forza nelle nottate più dure: “sono i primi mesi è normale, poi passerà”
“passate le colichette andrà meglio”
“forse saranno i dentini”
“magari con l’introduzione della pappa serale sarà più sazia e si calmerà”
“quando comincerà a camminare si stancherà parecchio e dormirà di più!”
Ovviamente tutte speranze mal riposte.
Ho letto tutto ciò che c’è in commercio, dal famoso Estevill e il suo Fate la nanna, a libri dall’approccio più soft tipo “Fare le nanna senza lacrime” oppure “Il Linguaggio segreto dei neonati”!
Il metodo Estevill una volta letto l’ho trovato assai “ruvido” , decisamente poco in sintonia con le mie corde ma non nascondo che in un giorno di reale esaurimento da privazione del sonno io e papomarito ci abbiamo provato. Risultato: papolagrande ha pianto per un’ora in una stanza e io nell’altra, papomarito entrava a consolarla, ma alla vista del padre il risultato era grida ed urla ancora più disperate. Quando poi stremata si è addormentata, ci siamo chiesti: avrà funzionato? quanto sarebbe durata? Ebbene, dopo solo due ore papolagrande si è svegliata, come suo solito, ed Estevill è stato cestinato.
E’ stata quindi la volta dell’approccio soft

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