La nanna: il metodo soft e la resa

L'obiettivo del metodo soft era fare la nanna senza lacrime e prevedeva una serie di consigli dettati più o meno dal buon senso e decisamente più vicini al mio modo di essere, quindi ci siamo armati di santa pazienza e abbiamo approntato una routine serale:
bagnetto, luci soffuse e clima tranquillo almeno un’ora prima di andare a dormire,
una bella favola e un biberon di camomilla per addormentarsi
maglietta usata di mamma nella culla con accanto un pupazzetto per tentare di rendere la culla meno ostile
biberon di camomilla di riserva sul comodino sempre pronto per affrontare i risvegli qualora non fosse fame ma solo voglia di ciucciare.
Obiettivo di ogni risveglio: staccarla dalla tetta un attimo prima di addormentarsi.
Infine, nonostante il livello di stanchezza epocale, per evitare di pensare di non averle provate tutte, ecco anche lo Schema dei Risvegli sul comodino per prendere nota, di quanto ha dormito, come si è svegliata,se e come si è riaddormentata e per quanto tempo, ecc.
Unico risultato ottenuto: il letto spesso bagnato di pipì per le troppe camomille notturne.
Ad un certo punto mi sono arresa, la mia papola per dormire aveva bisogno di contatto e non sarei certo stata io a negarglielo e mi sono detta “prima o poi imparerà a dormire”, me la sono tenuta nel lettone e ogni sera prima di addormentarmi mi auguravo “che Dio me la mandi buona almeno stanotte”.
Pian piano si è insinuata la certezza che la “tetta on demand” abbia comunque contribuito ad abituare papolagrande ad un rituale notturno non privo di disagi per mamma. Di certo la tetta on demand crea dipendenza ma se ci si sofferma a pensare è anche abbastanza lineare, pensate ad una papola piccola piccola perchè mai dovrebbe preferire addormentarsi da sola con accanto un pupazzo e una maglia puzzolente dopo aver ingurgitato litri di camomilla quando può farlo avvolta nelle braccia della sua mamma e con il viso affondato nella tetta. Nonostante la consapevolezza di creare una tettadipendente non ho più avuto la forza e la voglia di cambiare approccio anche perchè, a dirla tutta, la tettasalvatutto mi ha impedito di perdere la ragione per eccessiva mancanza di sonno. Basti pensare all’ennesimo risveglio di una notte infernale e piuttosto che: alzarsi, dondolare la papola per ore, cantare nenie e rischiare di inciampare nei propri piedi per il troppo sonno trovavo molto meglio ricorrere alla tetta. Almeno così potevo rimanere anche io con gli occhi chiusi, alzare la maglietta e lasciare che la tetta facesse il miracolo, magari per poche ore ma almeno sarei rimasta sdraiata e magari sarei riuscita anche a dormire mentre l’idrovora ciucciava.
Il mio mantra è stato a lungo: diamo tempo al tempo prima o poi qualcosa cambierà

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