Vita da trasferta

Stamattina il marito è partito in trasferta e mi è tornato mente un bel film visto da poco "Tra le nuvole" dove un bel George Clooney sfuggiva alla vita saltando da un aereo all'altro con solo un trolley abbastanza piccolo da contenere pochi abiti e tante paure. Allo stesso tempo la mente è risalita all'ultima mia trasferta di lavoro prima della "lunga" pausa gravidanza-allattamento-gravidanza-allattamento.
Era un periodo che facevo la trottola su e giù per l'Italia con il mio piccolo trolley e l'Ipod e non ho cambiato idea: la vita del trasfertista è veramente triste, si gira sempre tra aeroporti ed alberghi non sempre confortevoli, quando poi la città che ti ospita non offre nulla da vedere i lunghi pomeriggi in uno spartanissimo hotel defilato sono veramente lunghi e il tempo per pensare è decisamente troppo.
Ho ancora chiaro il ricordo di quella stanzetta spartana del Motel Agip che dava sulla tangenziale di Catanzaro e i vari tentativi per rilassarsi.
Primo tentativo: immergersi nella lettura, spesso è efficace ma non sempre è risolutivo soprattutto se si prova a cominciare un libro nuovo  e si è distratti da uno stato di insofferenza generale.
Secondo tentativo: la musica, alleata di tanti pomeriggi solitari e magica pozione capace di farmi sognare ad occhi aperti. In trasferta non può mancare nel tuo Ipod la playlist "scacciapensieri" ovvero una serie di canzoni che ti mettono di buon umore.
Il pomeriggio in trasferta sembra "più lungo" ma quando poi passa arriva il momento della cena veloce e solitaria. Odio mangiare da sola. Alla fine non resta altro che dormire, usare la tv come sonnifero e cercare di non pensare a quanto vorresti essere nel tuo letto.
Stesso copione per tot giorni poi finalmente a casa.
E’ incredibile quanto, tornati a casa, si riesca ad apprezzare ogni minimo dettaglio dello stare a casa propria, si gode enormemente nel farsi una doccia calda nel prorpio bagno, nell’infilarsi un bel pigiama pulito, sdraiarsi sul proprio divano per poi passare direttamente nel letto con le lenzuola profumate del proprio ammorbidente.
Non invidio  per niente il marito che viaggia tra Milano e Bologna e mi godo il caos e il tepore della mia casa popolata da due gnome impegnative ma meravigliose.

1 commento:

  1. Eh no dai.. allora ci hanno separate alla nascita... anche questo avrei potuto scriverlo io... solo che le mie trasferte erano in posti stranieri... Tra Inghilterra, Ungheria e Cina.. "Wow, chissà quanti bei posti avrai visto?" ... Mi dicono di solito a questo punto... E io rispondo: Si, si... una scrivania, un letto e un bagno lontani km da casa... ;-) Anch'io adesso sono in pausa maternità e a maggio ricomincio.. sperando che le trasferte arrivino il più tardi possibile o chissà magari mai più... Adoro viaggiare, ma non per lavoro!

    RispondiElimina